Welcome Squat&Shot

Bene, avevo deciso di provare a raggiungere una forma fisica accettabile allenandomi a casa. Ci ho provato. Davvero. E a un certo punto ho seriamente pensato che forse ce l’avrei fatta. Che avrei potuto saltellare in bikini quest’estate senza avere fondoschiena e interno coscia danzanti. Devo ammetterlo, ho fallito.

Dopo qualche settimana l’entusiasmo si è spento, l’amore è finito. Ma il sogno di un fisico tonico no.

Quindi ho deciso di iscrivermi in palestra.

Ho scelto la più vicina a casa e ho convinto la mia amica supertonica a venire con me. Quando corriamo sul tapis roulant l’una accanto all’altra (lei corre, io arranco) ci sentiamo come in una commedia hollywoodiana… chiacchieriamo, ci scambiamo confidenze, le nostre code di cavallo ballonzolano, è tutto molto figo.

 

Lei mi aiuta con le macchine. Mi ha insegnato il funzionamento di una buona parte di strani attrezzi senza dover pagare un personal trainer. E poi è molto utile portarsi dietro un’amica strafiga, soprattutto quando in una palestra ti muovi come un elefante in una cristalleria. Lei attira gli sguardi di tutti e tu vieni accettata, come se fossi la mascotte un po’ sfigata che ispira simpatia. Dunque, abbiamo passato tre settimane divertenti e proficue.

Le mie gambe hanno cominciato ad essere meno gelatinose e sulla pancia è spuntato qualche muscoletto. Cavolo, ero così felice,non pensavo che esistessero davvero, non su di me! È come quando metti a posto dei vecchi jeans e trovi dei soldi in tasca.. ce li hai messi tu, ma te ne eri completamente dimenticata.

Finché questa settimana la mia amica ha deciso di tradirmi momentaneamente con due nuove amiche che per rispetto della privacy chiameremo shot e squat. E io ho raccolto tutto il coraggio di cui disponevo e mi sono recata in palestra da sola. Mi sentivo come un evidenziatore in un mondo in bianco e nero.

 

Sono entrata nello spogliatoio e con la mia maglietta sformata dei Ramones mi sono guardata allo specchio, ho legato i capelli e ho pensato: “Hey ho, let’s go!”. In realtà credo di averlo detto a voce alta perché le due signore che si stavano vestendo mi hanno guardato in un modo alquanto strano.

Sono scesa in sala, ho cominciato a corricchiare piano piano guardandomi intorno cercando di non cadere dal tapis roulant (mi è successo davvero una volta, anni fa, nella stessa palestra).

Sono passata agli attrezzi per gambe e chiappe e dopo circa una mezz’ora di str** e paroloni -no quella era un’altra canzone- mi sono sentita pronta per andare in sala pesi a fare addominali e braccia.

Dovete sapere che la sala pesi di questa palestra è come un club, un circolo chiuso, per dirla alla Coe. Ma lungi dal vivere la profondità dei dilemmi esistenziali dei personaggi di uno dei miei scrittori preferiti, i membri di questo club sono costantemente immersi in questioni del tipo: quanti quintali devo sollevare oggi affinché le mie braccia facciano impallidire l’incredibile Hulk?!

Trattasi di un gruppo di uomini, di età imprecisata ma direi dalla ventina alla cinquantina che praticamente vivono h24 nella sala pesi della palestra.E sono molto selettivi. Devi avere almeno cinquanta chili di muscoli e canottiere taglia xxs per poter fare la domanda di ammissione. Insomma, sarà che tutta intera peso quanto un loro braccio, o che non mi sono nemmeno lontanamente avvicinata a quei dischi neri di cui ignoro il nome che usano per farsi tanti muscoli, sarà che sono l’amica della tipa strafiga a cui sbavano dietro guardandola attraverso gli specchi (secondo me se inizio a vendere le sue foto mi ci finanzio le vacanze estive), fatto sta che mi hanno lasciato passare senza occhiatacce.

Non solo, ho ricevuto anche un paio di sorrisi di incoraggiamento mentre annaspavo sulla panca per gli addominali. Ho avuto la possibilità di osservarli bene e ho cominciato ad individuare i personaggi.

C’è quello secchino, amico di quello grosso, che tutti i giorni prova a sollevare qualche etto in più con l’aiuto del suo nerboruto amico. É una sorta di vorrei ma non posso, che viene apprezzato per la sua tenacia.

Poi ci sono i fanatici della mimica facciale. Quelli che qualsiasi esercizio facciano devono guardarsi costantemente allo specchio per controllare le loro espressioni da uomini che non devono chiedere mai.

Ci sono quelli talmente glabri e lucidi che sembrano delle palle da bowling.

Infine c’è lui: il più grosso, il capo branco, il presidente del club. Colui che non ha bisogno di indossare canottiere striminzite o di depilarsi per dimostrare quanto vale. Tale esemplare di forza bruta indossa sempre pantaloncini neri larghi e una felpa in tinta con cappuccio e senza maniche. Un Rocky de’no’altri penserete voi. E invece no perché non è finita qui. Sotto a felpa e calzoncini porta un completo, T-shirt a maniche corte e leggings, camouflage. Un’apologia di Stallone. Un perfetto connubio tra Rambo e Rocky.

Mi sono esaltata. Ho cominciato a ripetermi i mantra che negli anni mio padre mi ha insegnato: “Sono venuto a difendere voi da lui”, “Sono io che vengo a prenderti” e “Ho sparato qualche volta” (rispettivamente Rambo 1, 2 e 3).

E senza rendermene conto ho fatto più addominali di quanti fossi mai riuscita a fare. Sarà stata l’influenza del nostro Sylvester? Non lo so e non mi interessa.

Ma appena sono tornata a casa ho cercato lo stesso outfit per me. Non sarò mai Lara Croft però ci sta che a volte l’abito faccia un po’ il monaco? Ma io boh.

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