Maledetta primavera: i dolori dei metereopatici

maledetta primavera

In teoria è arrivata la primavera, già da due mesi se è per questo. Dico in teoria perché con questo tempo non ci capisce più niente neanche Bernacca. Prima piove, poi c’è il sole, poi le nuvole, il vento, la tempesta: 4 season in a day direbbero gli irlandesi.

I metereopatici, come me, soffrono tantissimo in questi tempi incerti. Pare che, nonostante il 23 maggio io debba ancora indossare il mio chiodo di pelle nera, Greta Thunberg abbia ragione a proposito del surriscaldamento globale, lo rende noto la Coldiretti:

 “Nonostante il maltempo in Italia, il 2019 si classifica fino ad ora al terzo posto tra gli anni più bollenti del Pianeta facendo registrare una temperatura media del primo quadrimestre sulla superficie della Terra e degli Oceani addirittura superiore di 0,90 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo”.

Ma io boh.

Non metto assolutamente in dubbio che le temperature siano aumentate a livello globale, ma non mi spiego come mai quest’anno io non sia ancora riuscita a godermi una bella giornata al mare. Certo il vantaggio è che si può rimandare la prova costume, ma il mio umore è decisamente a terra.

Al mattino mi sveglio con fatica e, prima che io possa alzarmi da letto sono già suonate tre-quattro sveglie. Mi dirigo lentamente, manco fossi un bradipo, verso la cucina per consumare il caffé, che desidero ardentemente come Homer desidera la birra Duff.

Dopo il caffè rimango almeno dieci minuti seduta a tavola con lo sguardo perso nel vuoto e le scimmie di Homer nel cervello.

Inutile specificare che non ho voglia di fare nulla: non voglio uscire, non voglio andare a lavorare, non voglio fare le faccende di casa, non voglio giocare con Eleanor Rigby.

E mando a puttane la mia vita sociale
E sento che sbadiglia pure il cane
Vorrei morire, vorrei morire
Anche se per un giorno solo

E allora ora faccio la danza del sole, così magari questo weekend riesco a fare il primo bagno della stagione…

V.