La finestra sul cortile: fenomenologia del vicino di casa

vicini di casa

“La finestra sul cortile” è il mio film preferito di Hitchcock, al di là di ogni ragionevole dubbio.

La trama della pellicola è lineare: oppresso dal caldo estivo, il fotoreporter “Jeff” si trova costretto nel suo appartamento da una gamba ingessata.

L’unica forma di intrattenimento a disposizione del protagonista è farsi gli affari degli altri, ovvero spiare i suoi vicini di casa. E così scoprirà che … no, non vi spoilero nulla … guardate il film!

 

Ora io non sono la protagonista di un film; non sono costretta a casa da una gamba ingessata e non me ne può fregar nulla di spiare i miei vicini: ho Netflix e decine di libri dell’universale economica Feltrinelli.

In verità non abito neanche a NY, purtroppo!

Tuttavia questa è un’estate torrida e, abitando in una casa di corte, spesso mi sento come Jeff, perché riesco ad ascoltare tutto quello che succede negli appartamenti dei miei vicini di casa.

Che poi cosa succede? Assolutamente niente!

I miei vicini guardano la tv h24 a volume altissimo, perché sono tutti sulla settantina; sono in pensione; non ci sentono da nessuna delle due orecchie e, fondamentalmente, non hanno nulla da fare tutto il giorno.

Sono anche omologati nei loro gusti televisivi e a mezzogiorno in punto guardano tutti quel famoso programma in cui un giudice di pace decide le sorti delle parti.

Quindi volente o nolente a quell’ora a me sembra di entrare in una grande sala cinematografica col dolby surround e, senza volerlo, devo ascoltare l’ardua sentenza.

C’è un uomo in particolare che si ostina a parlare con la gente in tv: non ha capito né il concetto di sospensione dell’incredulità né che quelli là non lo possono sentire.

Quindi ogni santissimo giorno gliene dice di ogni urlando offese che risuonano in tutto il cortile, parole irripetibili per le quali userò degli eufemismi: donna dai facili costumi; uomo il cui padre non si conosce; uomo tradito dalla propria moglie; donna a cui piace il sesso orale e via dicendo… Ma io boh.

Roba che il primo giorno ti fa pure ridere; il secondo ti strappa un sorrisetto e il terzo ti fa salire la rabbia. Però l’alternativa sarebbe chiudere le finestre e morire di caldo, ragion per cui si sopporta tutto.

Fatto sta che da ieri sto avendo la mia rivincita su tutto il palazzo.

Eleanor, la mia bellissima gattina di 8 mesi, è entrata in calore e sono due giorni che allieta tutti con dei sonori concerti fatti di urla strazianti.

E quindi ora sono i miei vicini a dover ascoltare quel che succede nel mio appartamento. Tié!

 

V

Io sono un gatto

 

Essere o non essere: questo è il dilemma.