Il sesto mese: gioie e dolori

sesto mese di gravidanza

Ci eravamo lasciati al mio quinto mese di gravidanza, quando ho fatto l’amara scoperta: le mamme possono indossare solo jeans super-aderenti.

Siccome siamo ciccione sopra dovremmo dimostrare di essere magre sotto…Ma io boh.

Il mio primo quinto mese

Nel frattempo è passato un altro mese e la mia vita si è rivoluzionata ancora.

Intanto, detto fra noi, diventa sempre più difficile mantenere una certa dignità personale.

Calcolate che il vitello ha raggiunto un peso di 700 grammi e un’altezza di circa 30 cm. La pancia è diventata abbastanza ingombrante. Quando abbasso la testa riesco ancora a vedere le dita dei piedi, ma la patata no.

Di conseguenza non so mai in quali condizioni vessa, a meno che non decida di guardarmi allo specchio nuda.

Depilarsi, come potrete immaginare, è diventata un’operazione alquanto complessa, per cui ho delegato il compito a un’estetista di fiducia che con somma pazienza si è presa l’onere e l’onore della cura del mio pelo pubico.

E non solo…

Anche tagliare le unghie dei piedi è diventato difficile, ve lo assicuro.

Ricordate che operazioni che venivano svolte in men che non si dica in gravidanza richiedono tempo e pazienza.

Io abito al secondo piano, senza ascensore, di un palazzo costruito negli anni ’60, quando i soffitti delle case potevano raggiungere i 3.80 m d’altezza. Questo per dirvi che il mio secondo piano corrisponde al terzo piano di un palazzo più recente.

Ebbene raggiungere il mio appartamento sta diventando un’impresa titanica.

Altro che Deejay ten, altro che maratona di New York, altro che olimpiadi.

Arrivata sotto il portone cerco tutta la concentrazione, raccolgo le forze e il fiato e intono l’Haka degli All Blacks:

A Upane! Ka Upane! – Ancora uno scalino! Ancora uno scalino!

Upake Kaupane! – Un altro fino in alto

Whiti Te Ra! – Il sole splende

Hi! – Alzati!

 

E all’ultimo scalino penso: “Impossible is nothing”. 

Raggiunto l’obiettivo state certi che non uscirò più di casa, almeno fino all’indomani mattina per andare a lavoro.

E se dovessi dimenticare su il telefono? Ah beh …  come dicono a Roma ‘sti cazzi.

Si sopravvive anche senza cellulare.

Questo è il primo grande insegnamento della mia bambina.

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